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FIABE-BEN-ESSERE

 

 

 

"Dedico questo sito a tutti i "grandi" e piccini del

 Mondo che,  nel dover  diventare adulti  troppo

 presto,  non hanno potuto ricevere il nutrimento

 delle fiabe....  e nonostante tutto,  non ne hanno

 perso la speranza."

 

 

 

 

   

 ...MA IN FONDO…  UNA FIABA COS’E’ ?

E’ un luogo tutto da scoprire, una terra da esplorare. Dopo averla perlustrata e conosciuta non si puo’ piu’ essere quelli di prima.  E’ come un  sogno che si cala nel momento presente, convincendoci che dopo tutto, anche se immersi nella realtà di tutti i giorni, non siamo cosi’ estranei ai ricchi paesaggi interiori.

Paesaggi abitati da esseri sovrannaturali e fantastici, la cui varieta’ di azione e fantasia di movimento puo’ solo vagamente fornirci l’idea del collegamento con le molteplici energie che permeano l’animo umano.

Visitare le fiabe vuol dire percio’ intrattenersi con la profondita’ del nostro essere e della nostra esistenza…senza alcun rischio, in quanto qualsiasi azione non viene compiuta da noi in prima persona, ma dai personaggi della storia.

Per i piu’ piccini la fiaba e’ anche un punto di incontro con l’adulto. Il bimbo si ferma ad ascoltare attentamente “il grande” e questi a sua volta si fa bambino al punto giusto, “rimpicciolendosi” senza fare lo sforzo di fingere di esserlo.

Entrambi diventano spettatori di un qualche cosa che riguarda anche loro stessi, in quanto magicamente la vita di chiunque ne viene influenzata senza coinvolgere troppo l’intelletto, che puo’ invece continuare imperterrito ad occuparsi di "problemi da risolvere".

Forse e’ per questo che non ci annoiamo mai, pur ascoltando il medesimo racconto 1000 e 1000 volte.  Non ci stanchiamo mai di ascoltare le fiabe, perche’ esse esprimono cio’ che avviene nella nostra mente, colmandone i vuoti e armonizzandone la frammentarieta’, causata dai vissuti personali.

Leggere o ascoltare una fiaba offre la possibilita’ di appianare proprio questa frammentarieta’. 

Cio’ che pervade tutto non ha limiti nel tutto:  ecco perche’ in un certo senso possiamo affermare che l’azione delle fiabe e’ come la mano di Dio, che simultaneamente riesce ad accarezzare le guance di tutti quanti.  Non per niente nel Dizionario della lingua italiana, il termine “fiabesco” e’ definito anche come “fantastico”, “meraviglioso”, dove quest’ultima voce, avendo come sinonimi: “stupendo”, “splendido”, “magnifico”, “incantevole”, “straordinario”, “soprendente”, “stupefacente”, “sbalorditivo”…  e non puo’ che rimandarci oltre a cio’ a cui puo’ accedere la mente umana, cioe’ al di la’ dell’evidentemente logico. Vale a dire che le fiabe ci insegnano ad integrare ben altre risorse oltre a quelle circoscritte ai limiti della realta’ fisica.

La fiaba crea dei profondi cambiamenti interiori, non immediatamente percepibili dalla mente conscia.  Profondi in quanto avvengono conseguentemente alle gesta delle energie psichiche, rappresentate dai simboli: oggetti, elementi e personaggi facenti parte del racconto fiabesco.  Insomma e’ il cosiddetto “viaggio dell’eroe”, dove di fatto questo processo - di individuazione - come lo aveva definito Jung, conduce a prendere coscienza di se’ fino a quel punto, in comune a tutte le culture e a tutti i popoli, in cui convergono i piu’ alti scopi e ideali di realizzazione, tipici dell’intento di vivere.

L’atto di ASCOLTARE una fiaba e’ parte integrante della stessa, in quanto l’ascolto e’ una condizione indispensabile per l’azione benefica del racconto fantastico.  In modo piu’ specifico, l'ascolto si esprime attraverso le qualita’ del  sentire, del ricevere, e dell’avere.

SENTIRE:  ipoteticamente rappresentato dal racconto intorno al fuoco, situazione nella quale inneschiamo lo stesso meccanismo e i bisogni di sogno e di evasione dei nostri avi. Proiettiamo  sugli eroi dei racconti le nostre stesse aspirazioni.  Eroi, che con le loro gesta rendono fattibili le nostre azioni.  Ecco perche’, nonostante la fiaba sia stata raccontata mille volte, rimane sempre nuova.  Essa rinnova i movimenti psichici inconsci ed e’ come se ogni volta cospargesse di nuovi semini la nostra interiorita’.

E’ come se il racconto fantastico, facendo parte dell’inconscio collettivo, invocasse l’energia del mondo intero, quella stessa spinta vitale che ha contribuito a creare una particolare fiaba e a credere in essa.

RICEVERE: riceviamo dai nostri avi le aspirazioni comuni all'umanita' intera e guariamo con le armi eterne dei loro simboli, che ora sono anche i nostri simboli.  Ci connettiamo con il clan, con la cultura e la tradizione sentendoci, anche se solo inconsciamente, il proseguimento fisiologico e logico della nostra stirpe.

AVERE: nuove aspirazioni e il rinnovamento. Le situazioni saranno anche nuove, ma l'energia del rinnovamento e', da sempre per l’intera umanita’, il medesimo motore.  Con l’atto di ascoltare, ripetiamo automaticamente l'ascolto intorno al fuoco fatto dei nostri progenitori. Esso era l'unico momento di rilassamento e distrazione dopo dure giornate di lavoro.

Ma era anche un ritrovarsi, l’affermare di far parte del clan, della famiglia, del gruppo o della tribu'. Ascoltare i racconti dei propri simili faceva accostare alle proprie radici, alle origini comuni... in un destino comune, dove il riscatto e le rare rivincite sociali di uno, erano fonte di ispirazione e, perche' no, di rivincita per tutti quanti.

Nel racconto intorno al fuoco grandi e piccini potevano trovare modelli ispiratori di gesta e avventure che per molti avrebbero costituito, successivamente, l'inizio di nuove azioni, rispetto ai soliti modi di agire. Cio’ a riprova del fatto che tutto quello che si realizza (anche a livello storico, oltre che individuale), inizialmente si forma nello spirito, nell'etere... e quando qualcuno e' pronto, ecco che si cala nella realta' della storia, manifestandosi agli occhi di tutti.

Il racconto intorno al fuoco si fa portavoce del calore del fuoco stesso, che irradia su tutti quanti col suo potere trasformativo. Calore avvolgente di aspettative e speranze per un futuro migliore. Calore di nuovi desideri per nutrire il proprio spirito, di nuove immagini nella mente, capaci per loro stessa natura e caratteristica, di rompere i circoli viziosi dei pensieri cupi e delle preoccupazioni quotidiane, come la poverta' e il dover sopravvivere ad essa.

Tutto cio' per gli adulti... e anche per i bimbi. Infatti nei racconti fantastici c'e' l'eterna possibilita' per tutti, il riscatto per tutti!

Non solo:  l'eroe diventa, col trascorrere del tempo, il proprio mentore, l'alleato interiore.  Colui al quale ci si appella nei propri sogni, affinche' la sua energia di riuscita e vittoria sugli eventi avversi, si fonda con le nostre reali possibilita', donando loro nuova vitalita' e forza d'azione.

Se per anni e anni il racconto fantastico intorno al fuoco per i poveri, o davanti al caminetto per i ricchi, e' stato l'unico intrattenimento sociale (e non dimentichiamo, nutrimento dei propri sogni prima di dormire), e' ovvio che esso sia entrato a far parte a pieno titolo di quello spazio immenso, definito come inconscio collettivo.

Insomma la fiaba e’ un luogo magico e profondo, dove la mente di ogni essere umano si inchina e cede il passo all'eternita' di miti, simboli, gesta eroiche, tocchi magici e trasformazioni repentine… come il transito delle immagini dei sogni.

La fiaba rappresenta l'eternita' dell'inconscio, regno incontaminato di tutti i miliardi di miliardi di combinazioni possibili del potenziale creativo.

Per questo motivo, anche se oggi nelle nostre case raramente abbiamo il caminetto e il fuoco scoppiettante, e' comunque sufficiente che ci venga raccontata una fiaba per attivare in tutti noi il medesimo momento di nutrimento psichico, laddove, nell’animo, ogni nuovo semino prepara l'uomo al proprio futuro.

Al bimbo piccolo di oggi come di ieri (e percio’ anche al nostro “bambino interiore”), e' gia' sufficiente e importantissimo il semino del "sicuramente ce la faro' a superare il mio essere piccino piccino rispetto al grande mondo dei grandi".  In un lontano futuro, quando egli sara' a sua volta adulto, tali semi si presenteranno come una vocina interiore, essenza dell'intuito, che gli dira' cosa fare nel bel mezzo di un dilemma, donandogli anche la forza opportuna in un momento di sconforto.

Sia che siamo bambini o adulti, nell'ascolto di un racconto ci uniamo metaforicamente a tutti coloro che lo hanno gia' ascoltato tante volte, da molti anni.  In questo processo attiviamo e sentiamo le nostre speranze e nel contempo nutriamo e soddisfiamo le medesime dei nostri antenati, confermando una bella frase sentita un giorno in un film:  "noi siamo il motivo per cui i nostri antenati sono esistiti".

Se una fiaba, la stessa fiaba, la si racconta e la si ascolta da secoli, da altrettanti secoli essa ha accolto le aspirazioni e il moto perenne dell'attrazione degli opposti verso il ritrovamento dell’unita' interiore, dell'unita' con Dio, che il finale "e vissero felici e contenti" preannuncia e garantisce.

Proprio in tal senso, la fiaba contiene la spinta vitale dell'energia psichica, in tutte le sue sfumature.

Incessantemente ci spinge verso “il ritorno a casa", il ritorno alle origini, come rimpatrio sicuro verso la futura Unita', la medesima che da secoli costituisce l’obiettivo comune all’umanita’ intera e a tutte le culture.  In questa meta collettiva siamo tutti quanti "nella stessa barca": uomini antichi e noi di oggi, alleati come in un tacito accordo, mai dichiarato apertamente, ma ribadito nei simboli, nelle azioni dei racconti fantastici, cosi' come nelle preghiere.  In tal senso i nostri antenati diventano nostri alleati.

Alleati importantissimi sono anche gli animali, che nelle fiabe hanno da sempre un posto di rilievo, cosi' come lo hanno avuto nella vita quotidiana dei nostri progenitori.

L’atto di SCRIVERE a sua volta si esprime attraverso le qualita’ dell’agire, del creare e percio’ del dare.

SCRIVERE e quindi AGIRE:  siamo noi che scriviamo una fiaba libera iniziando semplicemente dal “C’era una volta tanto tanto tempo fa…”.

ATTO CREATIVO:  scrivendo diamo vita alla nostra interiorita' e creiamo uno spazio rappresentativo, dove la creativita' stessa puo' svilupparsi e agire, coerentemente con i nostri obiettivi personali piu' urgenti.

Con l’atto creativo dello scrivere liberamente, la nostra mente registra che in essa regnano inesauribili possibilita’ e combinazioni diverse di elementi da far vivere attraverso il racconto, cosicche’ possiamo percepire come realmente illimitate le nostre opportunita’ di cambiamento.

DARE:  mano a mano che la scrittura procede, completa se stessa e simultaneamente ci nutre, consentendoci di trovare le giuste soluzioni per un soddisfacente "e vissero felici e contenti".

La scrittura, come atto creativo personale, rende visibile ai nostri occhi quanto ascoltato da secoli e rielaborato dalla nostra personale storia, donandoci le fondamenta per manifestare nella realta’ le soluzioni trovate.  L’atto di scrivere e’ pertanto una componente fondamentale della Fiabologia ®

 

 

 

 

 

   

L’USO DELLE FIABE NEL COUNSELING  -  caratteristiche principali

Una cosa e’ certa: tutti siamo in grado di scrivere le fiabe, dato che tutti siamo creativi. Le fiabe sono il mistero che agisce dove deve. Questo percio’ e’ un lavoro creativo, ma soprattutto terapeutico.

All’inizio della storia troviamo il contesto in cui si trova la nostra psiche rispetto al problema che vorremmo risolvere e agli obiettivi che intendiamo raggiungere. Puo’ essere una condizione di poverta’ o di ricchezza, la cui stabilita’ e’ ormai cosi’ radicata che e’ praticamente gia’ pronta a ricevere un nuovo stimolo che la possa far “muovere” da li’.

Questa spinta, sia che la situazione iniziale versi nell’indigenzia piuttosto che nella ricchezza, costituisce sempre un impulso vitale, volto a rompere proprio quella stabilita’ che attanaglia l’animo.

Nella condizione di poverta’, la stabilita’ si puo’ rivelare attraverso la rassegnazione cronica e la giustificazione estrema delle circostanze.

Nella condizione di ricchezza, la stabilita’ offusca il contatto con le nostre spinte vitali, come dire: “perche’ mai darsi da fare in qualche cosa, quando si ha gia’ tutto?”

Sia in un caso come nell’altro, la crisi costituisce il movente, l’impulso vitale che fa prendere la decisione di “fare qualcosa”…  cosicche’ la fiaba ha veramente inizio.

Affrontare il mondo (interiore) ci rende consapevoli che ogni piccola o grande cosa (ogni simbolo) puo’ far prendere una strada diversa a tutta la vicenda, aprendo ad ampio raggio la ristretta visione iniziale che era racchiusa nella condizione introduttiva.

Fino alla fine del racconto assistiamo all’altalenanza di scelte, caratterizzanti il libero arbitrio dell’eroe della fiaba. Scelte volte al superamento di prove difficili per il raggiungimento del successo finale.

Tutto cio' perche’, riassumendo, grazie alle fiabe ognuno di noi puo' prendere atto del proprio terreno fertile interiore. Quel Regno sottostante la nostra razionalita', che grazie alla scrittura creativa viene "seminato" di nuovi simboli e significati. Piano piano la loro crescita all'interno della fantasia e dell'inconscio corregge un immaginario sofferente, che una volta stimolato, consente di prendere in considerazione nuove esperienze, invitandoci a procedere in modo nuovo e rinnovato

Muovere le energie interiori e profonde ci fa "spostare" dalle convinzioni limitanti fin'ora conosciute, conducendoci verso nuove aperture e percezioni della vita stessa, affinche' tutto cio' che viene preso in considerazione nel profondo, possa poi essere reso manifesto nelle nostre vicende, realizzando cosi' il principio secondo il quale l'immaginario precede sempre l'azione.

L’immaginario e’ senza i confini e senza i limiti posti dalle "definizioni” della conoscenza.

Siamo nel regno dell'illimitato e delle infinite possibilita'. La liberta’ del magico!  Nell’inconscio, esiste ogni risorsa disponile atta a far funzionare e a far esistere la nostra vita.  Sta a noi richiamarla attraverso l’intuito e le ispirazioni, le idee lampo e i colpi di genio.

Cio’ che emerge in una sola fiaba non riguarda l’intera personalita’, ma una briciola dell’universo che siamo e che pertanto lo rispecchia tutto quanto, come un ologramma, dove ogni piccola parte ne riproduce la totalita’.

La sapienza della collettivita’ e di tutta l’umanita’ che e’ dentro di noi non abbraccia solo gli esseri umani, bensi’ le cose, le piante, gli animali e i minerali.

Noi non siamo cio’ che e’ emerso nella fiaba in un preciso momento.  Noi siamo molto di piu’, come le fiabe stesse, che costituiscono un’infinita varieta' di combinazioni.

Il racconto fantastico mette in movimento delle immagini che probabilmente, se non facessero parte di un racconto di fantasia, sarebbero fisse.  La fiaba percio’ ha il potere di togliere l’immaginario e la nostra emotivita’ dalla staticita’, ed e’ proprio toccandoci  sul piano emotivo che viene innescato il cambiamento.

Inoltre e' stato dimostrato che introdurre nuovi stimoli sollecita larghe aree della corteccia cerebrale, contribuendo ad aumentare i livelli di attivita' cerebrale. Cosa che non fanno gli automatismi e gli atteggiamenti consolidati da troppo tempo.

In ogni caso, le fiabe per essere guaritive devono anche essere allineate all’etica dell’essenza dell’essere umano che, al di la’ del buonismo di una certa cultura, conosce bene i confini del bene e del male.

Ogni uomo infatti sa perfettamente cos’e’ la coscienza etica, altrimenti non avrebbe dato valenza  eterna a racconti che l’umanita’ si tramanda fin dalla notte dei tempi.

 

 

 

 

SIMBOLI E SPIRITUALITA’:

Cio’ che siamo e tutto il nostro mondo, nell'inconscio e’ espresso in simboli.

Pertanto, il raggio d'azione del linguaggio simbolico, non previsto e non compreso completamente dai meccanismi della razionalita', e’ ben piu’ ampio del nostro sapere cosciente. La fiaba accede a quell’etere nel quale la nostra essenza e’ immersa e naviga nel fiume della vita. Vita che non comprende veramente gli intenti di questo mare originario. Proprio come la gocciolina che chiede a mamma goccia dov’e’ il mare e non si puo’ rendere conto che ella gia’ ne fa parte. Non se ne puo’ rendere conto solo perche’ non lo vede… solo perche’ cio’ che vediamo non riusciamo a crederlo parte di noi.  Lo definiamo come “altro”.

Il Divino percio’ e’ quel qualcosa piu’ grande di noi, che non e’ leggibile e comprensibile, se non dopo aver intravista la soluzione piu' in la' delle nostre difficolta' e i nostri limiti. Per accedere alle soluzioni, alle scoperte, ai colpi di genio, intuizioni o come le si voglia chiamare, e’ percio' necessario il trampolino di lancio delle “prove da superare” e di tutte le sfide a cui e’ sottoposto l’eroe della fiaba.

Solo queste ci fanno intravedere cosa c’e’ oltre, facendoci prendere atto che più in là c’e’ sempre il meglio, dato della totalità delle cose.

Colui che legge o scrive una fiaba contatta la possibilita’ simbolica di essere “forgiatore di armi”,  modellatore di potenziali profondi, pronti ad agire sotto l'azione del discernimento dell’uomo stesso, il loro forgiatore.

Questo perche’ tutti i simboli hanno valenza eterna, in quanto comunicano contemporaneamente su due piani: quello della coscienza che deve comprendere con la sua parte razionale, e quello piu’ profondo dell’inconscio che lo rielaborera’ al di là dei limiti della mente.  Lo rielaborera’ nell’ambito di un sapere antichissimo e comune a tutta quanta l’umanita’.

Come scrisse M. Louise Von Franz, in un certo senso l’inconscio ha diversi strati, dove quello piu’ alto e’ piu’ vicino alla coscienza dell’individuo; mentre gli strati piu’ remoti si allontanano da essa.

Piu’ si discende e piu’ si va verso livelli che coincidono con gli stadi evolutivi dell’umanita’, fino alle potenze dell’inconscio collettivo… fino all’immensa profondita’, dove regna solo il mistero.

Le fiabe sono pertanto uno dei pochissimi ambiti nei quali si trovano i mezzi per discendere sempre piu’ giu’ nei luoghi dell’interiorita’ che la mente cosciente non potra’ mai esplorare, se non con il tramite fornito proprio dal mare oscuro dell’inconscio:  il linguaggio simbolico.

Infatti e’ con l’uso di simboli come per esempio il pozzo, il precipizio, il burrone, l’abisso, la botola, la porta nascosta e la scala che conduce verso il basso, che possiamo riconnetterci con la possibilita’ (magari dimenticata, ma mai persa) di scendere, di visitare e setacciare gli strati piu’ profondi di noi.

L’aver creato il concetto di simbolo, per l’umanita’ ha significato anche la facolta’ di dare i nomi alle forze interiori. Potere, grazie al quale, abbiamo potuto circoscrivere tali risorse agli ambiti ben definiti dell’umana comprensione.

Questo e’ il sacrificio della Divinita’: per far comprendere all’uomo essa si lascia definire e percio’ ridurre, pur di condurci a qualche cosa che la mente umana possa decodificare. 

E' come se il Divino rinunciasse ad una piccola parte di mistero, affinché l’essere umano possa accettarlo e comprenderlo, almeno nelle fantasiose e rocambolesche vicende fiabesche.

Le fiabe percio’ hanno accesso alla parte che oltrepassa i confini del nostro essere cosciente e sono in grado di metterci in contatto proprio con i disegni piu’ ampi, previsti dal “piano divino” della nostra vita.

In fondo, ogni avventura ripete il tentativo dell’essere umano di ritornare a Dio.  Di unirsi a Lui. Questo e’ il motivo per cui la fiaba e’ spirituale:  perche’ “sfrutta” pienamente il disegno divino accedendo ad esso.

Inoltre, essendo un lavoro profondo e sfuggente il controllo consapevole, il racconto fantastico costituisce un vero e proprio viaggio spirituale tra esperienze che, esistendo nella psiche profonda, ci rimandano il messaggio che si possono “materializzare” per noi qui sulla terra e nel regno della fisicita’ tangibile.

I simboli infatti ci dicono che tutto cio’ che e’ pronto nella nostra interiorita', si libera poi nella realtà, a riprova che l’immaginario precede sempre l’azione.  L’infinito mondo di simboli esistenti nell’inconscio percio’, sono la rappresentazione “dentro” , di tutto cio’ che e’ e sara’ “fuori”.  Un mondo di forme, colori e stimoli che penetra e nutre la nostra immensita’ attraverso i 5 sensi.

 

 

L’EVOCAZIONE:

La fiaba, col suo carattere evocativo risveglia in noi le credenze, le usanze, gli atti magici dell'umanita' intera.  Ecco perche' il lavoro con le fiabe e' quasi un lavoro "intergenerazionale", in quanto ci unisce al sapere che l'umanita' ha accumulato nella sua storia.

Tutto puo' ispirarci e dal momento che lo fa, evoca dentro di noi il suo medesimo riflesso nell'inconscio collettivo.

Un oggetto, un luogo o un personaggio costituiscono simbolicamente un’Entita’ interiore che agisce in quanto evocata, cioe’ risvegliata e richiamata alla nostra attenzione.

Quando nomino la parola “limone” e magari mi impongo di non pensarci, non solo ne vedro’ immediatamente l’immagine nella mente, ma ne sentiro’ anche l’aspro sapore in bocca.

E’ proprio questa nostra percezione delle cose a 360 gradi a permettere l’innescarsi di una reazione evocativa a catena, importantissima per la nostra unita’ fisica, emozionale, mentale e spirituale.

Insomma, in poche parole, ogni volta che scriviamo una fiaba ci affidiamo al carattere evocativo insito nell'intero creato, dove ogni oggetto che circonda i nostri sensi, simultaneamente li nutre.

 

 

PROIEZIONE E IDENTIFICAZIONE:

Per agire con l’anima e parlare all’anima bisogna usare il linguaggio dell’anima.  Le storie realistiche riguardano sempre gli altri. Di conseguenza tendiamo a pensare che non saremo mai bravi come loro.

Nella fantasia invece, vive il medesimo popolo di tutti quanti, cosicche’ la loro storia e’ anche la nostra storia. 

Il personaggio che vive peregrinando, superando prove fino al finale felice e’ un granello di noi che, furtivo, si muove in uno spazio definito e a lui dedicato dal racconto.  La narrazione finisce, ma il contatto col granellino rimane.

Ne rimane il senso del creare, del battersi e del superare, dell’agire e dell’affrontare, sprofondare per poi volare fino al finale pieno di successo.

Assieme al protagonista anche noi abbiamo raggiunto la vittoria… quella che ci spetta di diritto da sempre, per spazio divinamente occupato e per il semplice fatto di esistere.

Con le fiabe possiamo viverci psichicamente le fatiche dell’eroe e gli allori del superamento delle stesse, scegliendo di stare comodi, protetti e al sicuro a casa nostra, nella nostra realta’. Le fiabe ci donano la possibilita’ di poter vivere su due piani contemporaneamente: quello della realta’ e quello del fantastico… come solo i bimbi sanno fare (infatti solo loro giocano “sul serio”) e come gli adulti possono recuperare.

Con le fiabe divento consapevole senza il bisogno di sentirmi sbagliato.

Cio’ vuol dire che, col supporto della fantasia, col suo potere di immergerci nell’avventura e nell'azione pur stando fermi, l’essere umano puo’ viversi le proprie paure e qualsiasi rischio, pur rimanendo protetto nel proprio quotidiano.  I problemi dell’eroe sono anche i nostri:  superandoli lui, li supereremo anche noi, a riprova che il nostro problema personale e le sue possibili soluzioni fanno parte di uno scenario più ampio, le cui radici si perdono nel mondo primordiale e simbolico.

Le fiabe essendo, nei loro elementi ripetitivi, immutate da secoli, sono come degli scrigni di proiezioni di interi popoli. Contenitori di eventi gloriosi e di incubi.

Altra cosa importante e' che cio' che nella vita proiettiamo sul prossimo, a causa del nostro materiale irrisolto (di cui non siamo consapevoli).

Nella fiaba non possiamo che prenderne atto, proprio perche' nel racconto fantastico se c'e' la presenza di una strega o di un cattivo, vuol dire che tutto cio' che essi rappresentano esiste in noi, a livello psichico profondo.

Ovvero non li si puo' negare nel racconto. Percio', laddove nella vita proiettiamo la strega e il cattivo addosso a qualcuno, con le fiabe invece, non possiamo che guardare in faccia a questi antagonisti. Non li possiamo piu’ negare, perche’ dal “C’era una volta…” in poi, siamo nel contesto magico dove non si puo’ negare nemmeno cio’ che appare assurdo.

Riconoscendo l'esistenza del cattivo nella fiaba come figura facente parte di per se del racconto, ci permettiamo di integrare e accettare il cattivo dentro di noi.

A questo punto possiamo anche permetterci di “ammazzarlo” nell'ambito della vicenda fiabesca, tanto a livello psichico, non eliminiamo nulla realmente, ma anzi lo integriamo e ci arricchiamo interioremente a nostra volta.

Tolta di mezzo la strega, la psiche si riassesta e tendera' a compensare il vuoto con la propensione naturale alla positivita’. La stessa attitudine a superare gli ostacoli e a vincere, tipica dell'eroe fiabesco.

Tradotto nella psiche: via la straga, gli altri personaggi (elementi psichici) fanno festa.

Tradotto nella realta' della vita quotidiana: ci sentiremo piu' liberi di osare e di sentirci coraggiosi, esorcizzando il senso di colpa, di inadeguatezza e di impotenza.

 

 

L’ESSERE TESTIMONE:

I simboli sono testimoni dei processi di sviluppo umano. Sono una condensa di valori, esperienze, emozioni e ispirazioni di cio' che stanno a rappresentare. Pertanto, la loro interpretazione, pur ampia che sia, sara’ sempre parziale.

I simboli sono testimoni della nostra evoluzione e noi, evocandoli, automaticamente ne testimoniamo il loro operare per conto nostro e a nostro favore.

Quando siamo testimoni, siamo automaticamente nella condizione di poter superare i nostri limiti senza doverci sforzare di capirne il meccanismo, dato che tutto viene delegato al nostro Eroe e a tutti gli elementi simbolici che gli ruotano intorno nella storia.  Per noi e' gia' benefico limitarci a scrutare la scena dall’esterno… semplicemente osservando cosa accade nella fiaba. A tal proposito, sarebbe interessante domandarci in quale storia vorremmo abitare. Gia’ solo prendere atto di questo interrogativo ci permette di guardare da fuori la nostra realta’, pur vivendola comunque in prima persona.

 

 

LA METAFORA:

La fiaba si puo’ definire anche come una traduzione metaforica della nostra interiorita’.

Ovvero, essere e agire “COME SE…” , come se fossimo questo o quel personaggio.  Nell’azione metaforica si compie in modo magico il superamento di un ostacolo, come fa il protagonista della storia.

Per il nostro cervello non c’e’ differenza: cio’ che e’ agito in una metafora e’ come se fosse agito dall’eroe stesso che e’ dentro di noi, e percio’ ancora una volta da noi stessi.

La fiaba e’ importante in ambito psicologico perche’ essa e’ come un linguaggio “criptato”, che quando non e’ ancora decodificato parla direttamente all’inconscio, mentre una volta decifrato risale verso la coscienza e raggiunge il bisogno di comprensione della mente, nutrendola.

La metafora si puo’ riassumere nella proporzione: “Se A e’ simile a B, e se B ha raggiunto un risultato, anche per A sara’ altrettanto”.

Dal punto di vista pratico, con l’uso di metafore possiamo RISTRUTTURARE la realta’, cioe’ non la neghiamo, bensi’ ci mettiamo in condizione di coglierne altre sfaccettature, come quelle di un diamante, predisponendoci alla scoperta di altri mondi interiori per ulteriori spinte evolutive e nuovi sviluppi.  Ridefinendo la nostra realta’, automaticamente ne cogliamo altre strade da percorrere.

In fondo e’ come cambiare punto d’osservazione in una stanza: essa rimane la medesima, con gli stessi mobili, ma sara’ il nostro nuovo e piu’ ampio spettro percettivo, che potra’ farci cogliere particolari fino ad allora sconosciuti.  Come durante quel gioco fatto da bambini… quello di andare in giro per casa con uno specchio in mano, grazie al quale riuscivamo a cogliere nuovi particolari delle medesime cose, in esso riflesse specularmente.

 

 

LA CREATIVITA’:

Inutile ribadirlo: oltre a tutti gli aspetti riguardanti piu’ propriamente l’area terapeutica, sia quando si ascolta una fiaba, sia quando la si legge o la si scrive, la primissima area alla quale si accede e’ quella della creativita’. Il parlare di se in termini fantastici, e di per se piu’ ricchi di possibilita’ narrative, costituisce gia’ un atto creativo.

Scrivere le fiabe e’ come guardarsi allo specchio: piu' sono gli elementi, i personaggi e le azioni compiute nella storia fantastica, piu' scopriamo nuove parti di noi.

Con la scoperta di queste ulteriori sfaccettature troviamo altrettante opportunità di relazione con noi stessi, col nostro corpo e di conseguenza anche con gli altri.  Questo perche', come abbiamo gia’ detto, nelle fiabe ci sono elementi universali agli esseri umani e pertanto, scrivendole, si accede automaticamente ad un Regno comune, condiviso dal sogno e dal mito dell’umanita’ intera.

Ecco perche’ la creativita’ ci rende liberi dai malesseri. Perche’ essa svincola la mente dai condizionamenti appresi.

 

 

IL CAMBIAMENTO:

“E’ un caso di vita o di morte” .   “O adesso o mai piu’”, etc. etc.

Ogni volta che ci troviamo di fronte ad un bivio di questo tipo, puo’ avvenire un profondo cambiamento interiore; a riprova che il comprendere, la maggior parte delle volte non basta.

Quando siamo alle strette inneschiamo la svolta, poiche’ mettiamo in atto le forze uguali e contrarie che possono sfidare frontalmente la faccenda che piu’ ci turba.

Nelle fiabe questo aspetto di solito e’ espresso dall’eroe che viene costretto da un ricatto del tipo “se non fai questo o quello in una notte… all’alba ti verra’ tagliata la testa.”

Si tratta del cosiddetto paradigma “o… o….” (o questo o quello), senza alternative possibili.

In questo stato ogni mossa che pensiamo di fare e’ condizionata da quella che secondo noi non potremo mai attuare. Insomma e’ un pantano che ci tiene bloccati senza apparenti vie d’uscita.  Il senso di impotenza e’ lo stato d’animo dominante in una situazione del genere.

Paradossalmente e’ anche la condizione ottimale per una vera svolta, in quanto messa alle strette, la nostra interiorita’ si ritrova “per forza di cose”  a raccogliere in adunata e con fermento, la sua massima risorsa energetica: una bruciante rabbia, che sola, nella sua massima potenza, puo’ realmente fronteggiare in modo equivalente ma esattamente contrapposto, l’ostacolo irrisolvibile.

Ci vuole una grande fermezza, quasi una forza bruta e irremovibile per vincere un enorme blocco!

Ma se ci limitassimo a questo, tutto si ridurrebbe a delle tentate soluzioni, che pero’ come afferma la Terapia Breve Strategica, si limitano ad esprimere il principio secondo il quale “e’ con le migliori intenzioni che si fanno i danni peggiori”.

A tal proposito e’ importante ricordare che la forza della nostra insofferenza non coincide con l’incantesimo benefico e risolutorio, in quanto non si puo’ cancellare un incantesimo con un altro incantesimo uguale e contrario. Bensi’ solo trasformalo. Come fece l’ultima fata nella Bella Addormentata, che muto’ la morte della principessa in un sonno centenario.

L’ardente rabbia puo’ solo fornire il supporto, l’energia e la propulsione adatte a trovare in noi stessi la spinta all’escamotage per “imbrogliare” il nostro problema / incantesimo, AGGIRANDOLO.

In tal modo “CI CRESCIAMO SOPRA, ANDANDO OLTRE".

Dal punto di vista pratico, questo si traduce con il compito di fare solo e semplicemente qualcosa di diverso rispetto all’atteggiamento abituale che, senza volerlo e paradossalmente, contribuisce al mantenimento del problema. Piu’ o meno come per la rotta aerea, che variandola solo di un grado; l’aereo anziche’ atterrare a New York va, per es., a San Francisco.

E' sufficiente un piccolo cambiamento per arrivare ad una grande trasformazione.

Nel profondo di noi, apriamo una breccia e usciamo dal paradigma “o questo, o quello” , trovando la strada alternativa costituita dal nuovo paradigma “E…. E….”, che ci consente di uscire dalla condizione limitante del bivio.

 

 

 

 

 

   

MODALITA’ DI DECODIFICA DELLA FIABA E MODALITA’ DI INTERVENTO

Perche’ il materiale fantastico (e percio’ irrazionale) delle fiabe, permette interpretazioni sensate? Perche’ aggira gli schemi strutturati della mente, che per mantenersi in equilibrio deve “poter mettere sempre tutti al proprio posto”.

Nessuna interpretazione e’ una verita’ assoluta, ma un illuminante frammento di un puzzle.

Per questo motivo nelle fiabe gli elementi vanno letti uno rispetto all’altro, cosicche’, per es. l’antagonista possa fornire una chiave di lettura dell’ombra del protagonista.  Fintanto che questo avversario non verra’ affrontato, rimarra’ un ostacolo pericoloso, proprio perche’ nell’ombra.

Una volta “sconfitto” raggiunge la sua ottimale collocazione nel regno della psiche,  come elemento trasformato, proprio grazie al suo annientamento, e percio’ integrato.

L’eroe diventa consapevole, che avendo piegato una prima volta il cattivo, ora e’ in grado di farlo sempre!

Altra chiave di lettura e’ data dall'analisi dell’aspetto duale del mondo fisico nel quale siamo immersi e che nello scritto compare, anche se tra le righe, attraverso le definizioni di giorno e notte, buono e cattivo, femminile e maschile, etc. Saper leggere questi aspetti fornisce un quadro chiaro delle eventuali parti in disequilibrio e conseguentemente dei meccanismi compensatori che l’inconscio mette in atto per tentare il riequilibrio della personalita’.

In seguito, grazie ai nuovi titoli si stimola il proseguimento della storia, finalizzata al superamento di probabili empasse o anche eventuali finali positivi “fasulli”. 

Il nuovo titolo e’ come un nuovo semino vivificante che, tra le righe o anche esplicitamente, offre alla persona un varco per il superamento dello scoglio momentaneo.

La scrittura percio’ e’ la prima fase e il momento piu’ importante.  Mentre scriviamo, il messaggio viene gia’ recepito dalla coscienza.

Dopo il primo racconto libero, si procede come nel gioco degli scacchi:  ogni pedina che si muove crea un gioco diverso.  Ogni nuovo titolo crea una storia diversa, un varco inatteso nell’animo, donando alla psiche ulteriori possibilita’ per agire nel mondo.  Il lavoro con le fiabe si presta a molte varianti ed e’ logico che sia cosi’.  In un ambito come quello del fantastico, dove le diversificazioni nelle vicende sono praticamente infinite, e’ ovvio che anche il metodo sia lungi dall’essere statico, predefinito e strutturato.

Infatti questa metodologia terapeutica “cavalca” l’onda delle cose che cambiano ed evolvono e alle quali ci dobbiamo per forza adattare, se vogliamo vivere bene.

L’interpretazione e’ piu’ o meno la  medesima dei sogni, tenuto conto che questi drammatizzano in modo diverso, con piu’ teatralita’ e con apparenti elementi senza senso tra loro.  La fiaba invece, pur fantastica che sia, si sforza di creare delle connessioni logiche tra gli eventi incantati, dando un senso compiuto a cose magiche che di per sè non lo avrebbero nel mondo reale, dominato dalle leggi della materia.

E’ proprio la spinta a dare una struttura e spiegazione razionale ad elementi magici, che creera’ le basi e il tessuto perfetto per la manifestazione futura sul piano della realta'.

Come per i sogni, poco importa se le fiabe non le comprendiamo subito: esse lavorano dentro comunque e ininterrottamente.  Per tale motivo, la consapevolezza globale della fiaba puo’ avvenire anche a distanza di tempo.

 

 

PIU’ LIVELLI DI INTERPRETAZIONE:

L’interpretazione piu’ superficiale e’ anche quella con una finalita’ moralistica.  Per es. per tradizione storica, le fanciulle avevano la responsabilita’ di rimanere pure, onorate e onorabili, e percio’ di essere guardinghe rispetto alle tentazioni (come gli avvertimenti della mamma a Capuccetto Rosso).

Un po’ piu’ in profondita’ troviamo un livello di interpretazione relativo all'impatto emotivo, dove la persona prende atto di cio’ che le suscita il racconto e i personaggi. Quali sono quelli che le piacciono di piu’ e quelli che detesta, quelli che col tempo ha dimenticato e quelli che ricorda maggiormente.

Il terzo tipo di interpretazione e' quella oggettiva, dove per es., il maschile e il femminile vengono decodificati a livello intrapsichico, sia con significato di valenza universale, sia rispetto al maschile e femminile interiorizzati come primissimo imprinting:  i propri genitori.

Un ulteriore livello puo’ essere quello nel quale un personaggio viene interpretato rispetto al protagonista e dove ogni elemento della fiaba, persone, cose, piante etc. sono parti dell’eroe stesso.

Conseguentemente, possiamo anche affermare che una fiaba potrebbe "aiutarne" un’altra.  Infatti cosi’ come ogni personaggio, cosa, elemento e’ parte del protagonista, anche ogni fiaba puo’ essere parte di un’altra, nell’ambito dell’inconscio collettivo, offrendo cosi'  possibilita’ di soluzioni comuni e globali.

Es.:  se la Bella Addormentata e’ dimentica di una parte di se (dorme appunto), il Gatto con gli Stivali potrebbe trovarle la giusta e opportuna soluzione.

E’ vero che egli fa parte di un’altra storia, ma nella nostra psiche entrambi sono come “vicini di casa”, cioe’ cittadini di regni confinanti, che possono benissimo incontrarsi… per darsi una mano.

 

 

 

 

 

   

LA RELAZIONE TERAPEUTICA

Cosi’ come da piccoli la fiaba era un punto di incontro con il mondo dell’adulto, ora nella sessione terapeutica l’apparente leggerezza giocosa della fiaba crea una complicita’ relazionale tra cliente e counselor, in quanto entrambi compiono il medesimo percorso, dove il vissuto emergente dell’uno, cammina insieme a quello dell’altro.

Dove ogni punto di contatto con l’altra persona costituisce un’apertura. Una porta aperta sulla strada dell’espansione, del nutrimento e mutamento reciproco.

Posso testimoniare che tutte le esperienze delle persone che hanno fatto Fiabologia ® con me, mi hanno offerto la grande opportunita’ di crescere e cambiare insieme a loro.

 

 

INFINE... PERCHE' IL LAVORO CON LE FIABE E' ANCHE DIVERTENTE?

Perche’ andiamo dritti in vacanza pur rimanendo nel nostro salotto. Perche’ il mondo intorno a noi si anima di colpo prendendo le piu’ svariate forme. Perche’ il tempo e lo spazio non esistono piu’. Perche’ nelle fiabe non ci sono limiti: si puo’ fare e dire tutto, sapendo che le eventuali conseguenze, al massimo diventano prove superabili: noi in fin dei conti ne siamo sempre gli Eroi trionfanti.

In fondo chiunque puo’ porci condizioni apparentemente impossibili, ma noi sicuramente le supereremo, anche grazie a strani incontri con personaggi mai visti e/o animali parlanti.

Si’, vincere e avere successo puo’ essere anche molto divertente.

Pero’  se la realta’ fosse cosi’ tutti i giorni, saremmo sempre perennemente travolti dal sogno, dove il ridere e’ sull’orlo del piangere e tutte le avventure a ridosso del rocambolesco.  Insomma la vita non sarebbe forse come la mente di Dio?  Un tumulto inarrestabile di continue creazioni?

Il divertimento e’ meraviglioso e fantastico, appunto, pero’ e’ anche travolgente, come ogni nostra inarrestabile risata. Ecco perche’ poi, nel quotidiano, necessitiamo di un po’ di toni spenti, un po’ di noia, dove il riposo fa sedimentare l’ardore e la creativita’ delle nostre sane risate, per poter, in seguito, risbocciare all’improvviso con nuove e fervide intuizioni.

 

 

 

 

   

A CHI SI RIVOLGE

La Fiabologia ® e' rivolta ad un pubblico adulto.  Per i bimbi e’ inutile... a loro bastano le fiabe stesse.  Gli adulti invece, che un po’ le hanno dimenticate, con questo tipo di percorso le possono riscoprire. L'applicazione della Fiabologia ® innesca dei cambiamenti profondi a diversi livelli e di ampia natura. Per questo motivo essa costituisce un valido sostegno per superare disagi o per raggiungere obiettivi precisi.

 

 

 

 

 

   

…. E A CHI VOLESSE SVOLGERE QUESTA ATTIVITA’….

sappia che studiare non basta. Non bastano gli anni e non bastano 100 vite. Tutto cio’ pero’ potrebbe essere sufficiente, se oltre ai libri, imparassimo ad usare bene il nostro inconscio, che i simboli li conosce meglio di qualsiasi trattato.

E’ con lui che dobbiamo “giocare”.

E’ lui che dobbiamo nutrire per farcelo amico e ricevere dei buoni consigli al momento giusto, ossia quando siamo in grado di accettarli e capirli.

 

 

 

 

 

 

 

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