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GLI ANIMALI E IL MISTERO

Tutto cio’ che conosciamo ha un percorso finito, in quanto definito. Un limite di tempo e di spazio. Il mistero e' tale quando non sono definiti i limiti, il perimetro. Piu’ il mistero e' grande e piu’ e’ grande la sua area d’azione. Alla coscienza si sottrae cio' che e' lontano dal controllo dei nostri occhi e del nostro sapere, cio' che e' oltre il perimetro della conoscenza. A quest'ultima sfugge proprio cio’ che agisce al massimo del potenziale possibile.

Gli animali sono presenze reali, cui l'umanita' ha attribuito una definizione "scientifica", ma essi avranno sempre un'area di mistero inaccessibile. Non potremo mai sapere cosa pensa un animale. L'unico modo per avvicinarci a loro e' umanizzarli proiettando su di loro l'aiuto possibile che a loro volta possono rimandarci attraverso suggerimenti come quelli elargiti agli eroi delle fiabe.

Tutto cio' che gli animali esprimono con le parole (che gli attribuiamo noi), e' la normale conseguenza del significato simbolico che essi rappresentano per noi.

Questo avviene tenendo conto della loro forma, colore, caratteristiche fisiche, abitudini, comportamenti in natura, i loro sensi, etc. ...

La fiaba e' percio' un buon modo per poterli interiorizzare istintivamente, ossia per saperli comprendere senza poterli "intervistare". Dato che, in effetti, essendo loro misteriosi, non puo' esserlo da meno la nostra istintiva e spontanea scrittura su cio' che essi dicono all'eroe di un racconto fantastico.

L'uomo riesce in questo e ci riesce benissimo grazie alla memoria ancestrale dei primi rapporti con gli animali.

Alleati importantissimi, gli animali, che nelle fiabe hanno da sempre un posto di rilievo, cosi' come lo hanno avuto nella vita quotidiana dei nostri progenitori. Questi ultimi spiandoli, potevano comprendere quale erba, quale frutto o bacca fosse commestibile. Insomma, quale segnale potesse evitare la morte, il perdersi nel mistero del non spiegabile. Quel luogo indefinito e indefinibile dove finivano tutti i loro simili.

Animali, i primi maestri dunque, come una sorta di inviati da una forza superiore a istruire l'umanita' nel superare i primi elementari pericoli... nel cercare di sconfiggere la morte.

Quindi prime vere Entita' divine e di luce! Il loro istinto alla vita ispira la nostra astuzia, spingengola a superare le prove quotidiane del vivere.  Il loro istinto alla vita e’ ora il nostro stesso istinto alla vitalita’.  La loro imperscrutabilita' obbliga noi umani ad onorare il mistero, come un qualche cosa che con tutta la scienza del mondo non potremo mai decifrare completamente.

Forse solo guardando gli animali possiamo realmente vedere il volto di Dio.  E’ proprio non riuscendo ad immaginare tutti gli animali e la vastita’ della creazione che, vedendone semplicemente uno di essi, uno qualsiasi… anche il piu’ piccolo insetto, possiamo vagamente percepire la grandezza di Dio.

Percio’ gli animali nelle fiabe costituiscono quella parte di Divino possibilmente percepibile dalla mente umana, che e’ impossibilitata a riconoscere il mistero come entita’ esistente.

Cio’ che la mente "non vede", non riconosce. Gli animali invece sono una presenza realmente tangibile, cosi’ come tangibile e' il mistero della vita, che in essi si esprime e a noi si mostra.

Il mistero percio' si fa al contempo presenza e assenza, forma esistente (l'animale) ed essenza impalpabile e velata di mistero insondabile (lo spirito). Il Divino, in quanto spirito appunto, sotto forma di animale si avvicina a noi, diventa quasi un compagno di vita, richiedendo di essere accudito, oltre ad essere per noi un esempio, un maestro... con atteggiamenti ora morbidi, ora aggressivi, ma pur sempre di ispirazione per la nostra vita. E tutto cio' che resta insoluto, velato dal mistero, verra' colmato dal fantastico, con nuove e rinnovate magiche ispirazioni.

 

 

GLI ANIMALI E LA LORO INTERIORIZZAZIONE

Quando ci accostiamo al lavoro interiore con gli animali percorriamo la sottile linea di separazione vigente tra gli opposti. Gli animali sono per loro natura "in basso" e "in alto":  sono immersi nel mondo naturale a contatto con l’immediatezza dei processi della natura (sporcizia compresa), cosi' come nell’imperscrutabilità delle sottili sfere del divino, in quanto mistero, come si diceva prima.

E' come dire che ogni gatto in realta’ e’ un pezzetto di un "grande, immenso gatto" e ad esso ritorna quando muore. Non muore mai in fondo, ma se una specie animale dovesse estinguersi, proprio per questo assunto, e’ come se "morisse una Divinita'".

Gli animali fanno parte della divinita’ interiore di tutti noi. Il loro ordine perfetto ci guida al nostro istinto perfetto. Lavorare con le loro energie vuol dire contattarle dentro di noi. Attivare una sempre  nuova visione della vita, elevandoli a mentori, ad alleati interiori pronti a donarci suggerimenti preziosi e isprirazione, in ogni ambito della nostra vita.

E’ questo insomma uno dei massimi lavori creativi che si possano fare nell'ambito della Fiabologia ®.

Interiorizzarli vuol dire affrontare tutta una preparazione specifica, finalizzata al condurre la persona a “diventare metaforicamente quell’animale".

Si tratta di andare oltre al semplice visualizzare l'animale. Andare oltre... per diventare totalmente lui, inglobandone completamente il potenziale energetico e creativo.

Gli animali sono presenze totali nel mondo, cosi’ come nella psiche. Inchinandoci al mistero della loro presenza sulla terra, ci inchiniamo allo stesso mistero della vita.

Gli animali vanno domati. Cio' non vuol dire asservire, ma ammansire.

Tutto quello che e' in origine selvatico, viene plasmato grazie all'incanalamento delle energie e alla loro integrazione nella psiche umana, al punto che il nostro inconscio misterioso parla il medesimo linguaggio del mistero animale.

Il significato simbolico di un animale e' molto chiaro dentro di noi, nei meandri misteriosi della nostra profonda interiorita', laddove regna solo il mistero. E solo il mistero puo' capire il mistero.

Meccanismo apparentemente inspiegabile eppure cosi' semplice e chiaro anche per la coscienza, al punto che, nella fiaba, la sola e semplice comparsa di un determinato animale, ci infonde un input ben preciso. Per es. la comparsa di una rana: senza che essa ce lo dichiari apertamente, la sua sola presenza in quel preciso frangente della storia, preannuncia un momento di grande fecondita’ (oltre ad altri dettagli che vanno analizzati piu' specificatamente rispetto al resto della storia, oviamente).

Gli animali sono maestri che ci fanno uscire dal pericolo dell’avvinghiante stabilita’.

Sono maestri che ci fanno ritrovare sempre la purezza degli inizi, l’intuito di una nuova cosa e la passione per realizzarla.  Essi ci mostrano e ci mettono di fronte all’inafferrabilita’ della nostra anima.

Gli animali, fin dalle origini, hanno ispirato l’uomo, il quale intravedendo cio’ che essi potevano fare per loro stessi e anche per lui, li ha sfruttati ne piu’ ne meno rispetto a quanto era il suo stesso potenziale di comprensione verso di loro, in quel momento.

Per es.: quando l’uomo aveva in fermento l'entusiasmo della conquista e dell'esplorazione del mondo… chi meglio del cavallo poteva permettergli cio’? 

Le scelte spontanee "e di comodo" dell'umanita' hanno sempre coinciso e si sono sovrapposte al significato simbolico, cioe' al potenziale intrinseco, dell'animale stesso.

Nel caso del cavallo, e' quello di essere stato uno dei primi mezzi di trasporto che abbia contribuito ad accorciare le distanze del mondo, rendendo quest'ultimo agli occhi dell'umanita', sempre piu’  “piccolo” e conosciuto.

 

 

Il GRANDE ANIMALE MORENTE

(dal libro: "Animali nel sogno" - da pag. 151 e 152 in poi, rif. a "Il giardino dell'Eden" di Hamingway e "Uccidendo un elefante" di G. Orwell).

La presenza dell'anima viene percepita soprattutto nel sentimento della sua perdita.

La descrizione dell'elefante immaginale e' cio' che salva perche' ci obbliga a pensare per immagini primitive. Ecco che solo il racconto puo' evitare il "senso unico" dell'uccisione del grande animale. Dice Hillmann: "si esce sconvolti da queste uccisioni, in quanto esse sono riti a senso unico, appunto. Incompleti e sacrileghi, in quanto effettuati senza propiziarsi lo spirito del sacrificio..." e io aggiungo: lo spirito che attraverso la morte trasforma. Queste uccisioni gratuite, uccidono la grandezza dell'animale, la sua immensa bellezza. Uccidono la divinita' di quella vitalita' animale che ci sostiene attraverso la vita, come qualche cosa di piu' grande della vita stessa.

"Uno splendore, un potere, una grazia, pari soltanto all'ossessiva enormita' della nostra furia di uccidere. Nell'atto di morire, l'elefante trasmette al lettore, testimone, il suo cuore di animale, piu' grande del cuore umano".

E io mi permetto di aggiungere che l'elefante, con la sua immagine poderosa rende benissimo l'idea del poderoso avanzare dei nostri processi psichici evolutivi... piu' grandi di noi... come il destino umano perennemente intriso di imperscrutabile immensita'.

Solo con il racconto mettiamo in essere un rito di passaggio che con la sola sterile uccisione rimarrebbe a senso unico, appunto. Uno spreco di eventi, uno spreco di grazia e di grandiosita'.

Il racconto richiama le nostre emozioni e risveglia la compassione, cosi' che si crea un ponte sacro: la morte diventa sacrificale e la nostra commozione e il dolore attivati dal racconto, a sua volta, sacrifficio rituale.

Rito e racconto, racconto e rito, cosi' che nulla possa essere vano e dimenticato.

Cosi' che anche la morte diventi punto di unione e rinascita con la grandiosita' e poderosa vitalita' della vita. Nel racconto, la minuziosa descrizione di ogni dettaglio dell'agonia del grande animale morente, ci risucchia nel vortice dell'emotivita'.

Nei riti di passaggio antichi e durante l'uccisione dell'animale sacrificale TUTTA la comunita' si faceva partecipe, con la propria presenza e con la propria emotivita'. Nessuno rimaneva escluso. L'animale morente catalizzava attenzioni, emozioni, partecipazioni a tutti i livelli... non solo personale, ma di un intero sistema umano, di una tribu', di un'intera comunita' "risucchiando tutti" nel potere del rito, per un passaggio ad una vitalita' rinnovata per tutta la FAMIGLIA UMANA. Era certo che in questo passaggio nessuno ne rimaneva escluso. A nessuno rimanva in bocca l'amaro sapore dell'uccisione sterile del cacciatore solitario e bramoso solo di soddisfazioni di bisogni personali.

Invece varcando la soglia creata dal rituale, riattiviamo una rinascita sacrale, inesistente oramai nel nostro tempo.

Veniamo ingoiati dal grande animale, dalle balene di Giona e di Pinocchio... per uscirne dopo tre giorni, dopo tre anni... o tre ore, rinnovati e ri-umanizzati.

E' solo questa ritrovata umanita' che puo' salvare la Terra, rinnovandola e rinvigorendola.

Nella vita di tutti i giorni puoi contribuire a "salvare il mondo" non sacrificando te stesso, e tanto meno un animale vero (come si faceva nell'antichita', come rito propiziatorio), bensi' usando il tuo animale "sacrificale" interiore. Sara’ lui a farlo per te, attraverso il racconto, permettendoti di vivere la tua vita in modo nuovo, dandole un significato importante.

 

 

GLI ANIMALI NEL SOGNO E NELLE VISIONI

Ogni animale mostra cio’ che noi esseri umani avremmo potuto essere se non avessimo avuto la nostra umanita’… cioe’ se non fossimo esseri umani.

Quando compare un animale in sogno, dobbiamo chiederci “quale parte esso mi dona, in modo che porti compensazione a cio’ che, come essere umano, ho perso di vista negli ultimi tempi?"

Ossia: a quale parte di me devo prestare piu’ attenzione? Quale aspetto di me devo riscoprire? E infine: cosa agisce fuori dal mio controllo che al contempo mi farebbe essere ancora piu' padrone della mia vita, cioe' una persona completamente libera? Protetta e libera?

Ecco perche', per es. dopo uno scock "non ci sono piu'". E' come se la mia essenza se la fosse portata via, per es. un animale (metaforico) che la custodisce per noi. (presso alcune tribu' africane alcuni bimbi autistici sono considerati i cosiddetti "bambini-ippopotamo" e per tale motivo per far si che si ritrovino, vengono lasciati lungo il fiume in prossimita' della presenza di ippopotami. Dopo pochi giorni li si va a recuperare ... e con essi anche la loro anima, la loro essenza e' tornata con loro.

   

  

I DINOSAURI

Fra i nostri "mentori" un pensiero di gratitudine andrebbe rivolto a loro. Ogni giorno.

E’ grazie al loro sacrificio, alla loro estinzione totale che e’ potuta esistere l’Umanita’ sulla Terra. Il loro sacrificio e’ la suprema benedizione per tutti gli esseri umani. I dinosauri sono l’archetipo piu’ antico che alberga nei nostri inconsci.

La loro arcaicita' trattiene le radici dell’esistenza della nostra anima qui sulla Terra... e anche per questo gli dobbiamo essere grati.

 

 

LA TRASFORMAZIONE

I dinosauri ci ricordano sia una impossibilita’ trasformativa (non puoi’ evolvere perche’ sei destinato a scomparire), sia una grande opportunita’ di cambiamento e trasformazione: e’ la loro presenza dentro di noi che ha creato l’archetipo dell’animale mostro, dell’animale composto dagli elementi piu’ strani e apparentemente contradditori... come enormità e impossibilita’ di grandi movimenti, unita ad una coda “a scure”, dal colpo micidiale. Oppure piccola taglia, unita pero’ a grande velocita’ e artigli implacabili....

La mostruosita’ e le forme ibride, nel nostro immaginario, costituiscono dei "momenti di passaggio" tra due diverse sagome definitive (posto che siano definitive per quel tempo sufficiente da poterle identificare in una specie animale ben definita).

 

 

GLI ANIMALI IBRIDI

I dinosauri ci hanno ispirato e ci ricordano tutte quelle figure che fanno parte della sfera mitologica e, se da un lato possono essere percepite come mostruosita’, nel senso di forme fuori dal conosciuto e ancora appartenenti al caos, d'altro canto, potrebbero rappresentare anche figure che in natura non esistono ancora, ma che potrebbero far parte della futura probabilita’ di esistenza, nell’abito delle evoluzioni delle specie.

Questa visione a livello inconscio assume per noi la valenza "del tutto possibile".

Cioe’ la possibilita’ che forze superiori e apparentemente non armoniose tra loro, possano invece convivere e creare insieme un qualcosa di nuovo e unico.

Cosi' che cio' che e' nuovo e’ gia’ benedetto dal mito e percio’ perfettamente realizzabile nella realta’.

Gli animali ibridi della mitologia sono considerati mostri. Un non conosciuto interiore che l’uomo deve esplicitare con forme che ne definiscano dei confini precisi (anche se assurdi), all’interno dei quali possiamo limitare e tenere a bada le nostre paure:  come una sorta di esorcismo. In quanto cio' che e' gia’ previsto nelle nostre immagini mentali, munito di  un nome identificativo, e' si' cio’ che potrebbe esistere e minacciarci, ma di fatto e' come se, circoscrivendone le mostruosita' in forme conosciute, le togliessimo, al contempo, dal caos minaccioso dal quale esse provengono.

Altro aspetto interessante degli animali ibridi e' che essi hanno una “doppia caratteristica” e addirittura delle forme totalmente contrapposte. Dunque il messaggio sano e positivo che si sovrappone alle nostre piu’ recondite paure, e’ quello secondo il quale possiamo accedere non ad un'unica qualita’ istintuale, ma alla somma di due qualita’ distinte, anche se contrapposte (in quanto estremamente contradditorie e "mostruose", appunto).

Ossia l’animale ibrido non e’ un’animale mancante di qualche cosa, ma maggiorato di altre cose, magari apparentemente assurde, ma certamente arricchenti.

 

 

IL TOTEM DEGLI ANIMALI

Cosa succede dentro di noi quando giunge, in sogno o come visione mentale durante una meditazione, un animale? Avviene un contatto profondo con una parte totalmente al nostro servizio. Questo per l’assunto dei testi sacri secondo i quali gli animali sono al di sotto e “inferiori” a noi (sempre nel pieno rispetto delle loro esigenze e della loro esistenza, ovviamente), nonche’ nostri supremi alleati, come presenza costante nelle fiabe, nell'ambito delle quali essi giungono sempre per ammonire o dare suggerimenti all’eroe, mettendolo in condizione di affrontare il suo viaggio.

Alleati sempre fedeli, in quanto appartenenti alla parte piu’ profonda di noi.

Alleati da sempre esistenti nella vita dell’uomo, che fin dalla notte dei tempi ne ha condiviso abitazioni e spazi vitali, addomesticandoli.

Solo in quanto “da sempre” fedeli, esistenti e presenti, essi costituiscono una base imprescindibile allo sviluppo e all'evoluzione umana e solo in tal senso sono “inferiori” a noi: essi sono parte e rappresentano la Madre Terra, sulla quale noi viviamo e ci affermiamo, affermando la nostra Umanita’.

Ma essi sono anche le varie espressioni del grande spirito Divino, di tutto il concepibile e manifestabile della mente e creativita’ Divina. Pertanto essi sono maestri nell’espressione tangibile del comportamento spontaneo, conseguente alle sollecitazioni ambientali… e in quanto tali, e proprio come estensione dello Spirito Divino, essi sono Maestri.

Sono amorevoli e totalmente distaccati, come il Divino. Servi e Maestri, come tutti coloro che vivono al massimo il proprio ruolo… come Dio, massimo Maestro celeste e Servo del Creato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pinocchio nella pancia della balena”

La pancia degli animali e’ altamente trasformativa perche’ essa e’ il calderone, il Pentolone Divino dove puo’ avvenire la cottura alchemica della trasformazione interiore e del divenire della personalita’. La pancia della balena, ovvero dell’animale che fa paura, e’ il pentolone alchemicamente trasformativo, il luogo piu’ idoneo per “SMINUZZARE“ il problema e le paure. Proprio come quando nella realta’ terapeutica si applica l'esercizio della “ FANTASIA PEGGIORE”.

Quello dell’essere mangiati inoltre, e' un tema che risponde ad un detto secondo il quale, se in un sogno vedi una tigre che ti corre dietro, non scappare, ma "fatti mangiare", appunto. Potresti scoprire con stupore che la bestia feroce scompare o diventa del tutto mansueta.

La pancia dell’animale e’ l’esatto punto di incontro degli unici universi esistenti: interiorita’ e mondo esteriore. Microcosmo e macrocosmo.  Sono dentro a qualcosa di me. Sono l’universo di me e contemporaneamente l’universo che mi contiene. La mia immaginazione e’ il mio universo ed e' anche l’unica che puo’ contenere l’universo intero.

Pinocchio puo’ diventare veramente bambino in carne, ossa e… Anima, solo dopo l’esperienza nella pancia della balena, nella quale ritrova e “riconosce” il paterno positivo, rappresentato da Geppetto.

Cio’ che e’ in gioco non e’ la vita o la morte fisica (Pinocchio e’ di legno e percio’ non puo’ morire), ma l’essenza dell’essere, in quanto essere umano.

Parlando in modo piu’ specifico di cibo, di mangiare e di nutrimento, si puo’ dire che per affermare cose semplici rendendole come nuovi messaggi, devi “mangiare” la banalita’ e l’ovvieta’, affinche’ il senso profondo delle cose entri in ogni cellula, nutrendoti totalmente.  Mentre l’ovvio e il banale vengono eliminati, come escrementi, il senso della ritrovata umanita’ di Pinocchio e di Geppetto (come parte di Pinocchio) e’ proprio fatto da questa alchemica trasformazione avvenuta nella “fornace cosmica” della pancia della balena.

Gia’ la sola nostra disponibilita’ ad essere mangiati rende mansueto e innocuo l’animale, a prova che forse e’ lui che si e’ "impossessato" di un po' del nostro essere mansueti e… umanizzati, in uno scambio alla pari. Come a dire che, cosi’ come le proiezioni negative sono un gioco di riflessi, lo e’ anche l’appropriarsi delle qualita’ altrui, grazie alle quali entrambe le parti, uomo e animale, acquisiscono l’uno le doti dell’altro.

Di conseguenza pare quasi che la balena debba mangiare e "risputare" i due, perche’ solo cosi’ essa si puo’ nutrire dell’umanita’ di entrambi, rimandandola poi a sua volta a loro. Quella stessa umanita’ che Pinocchio va cercando e che trovera’ in suo padre, unicamente nella condizione perfetta della pancia della balena, ovviamente, la quale mangiandoli, ne risveglia l'umanita’ interiore.

 

 

 

"Giona e la balena" (racconto biblico- vedere pag. "Il Divino"), un inizio per poter riflettere su:

La balena e’ come un grande utero, il recupero della grande madre che ricrea una grande rinascita, rigettando Giona.

E’ proprio quando entrano in contatto con l’istinto animale che sia Giona sia Pinocchio ritrovano la loro umanita’, anzi la loro Divina Umanita’.

Solo la balena in natura potrebbe contenere un uomo intero, quindi simbolicamente essa e’ proprio colei che puo’ personificare il punto di contatto dell’animalita’ all’umanita’:  l’istinto ”oltre” l’istinto, cioe’ la connessione col Divino.

Giona e Pinocchio con questo contatto (simile al pentolone delle streghe) compiono una trasformazione alchemica. Infatti, entrambi escono dalla balena profondamente cambiati e rinati. Usciti da un contenitore di per se perfetto e gia’ “migliore”.  Percio’ la balena apparentemente si ciba di noi (ingoiandoci soltanto) per donare a noi qualcosa di grande... come lei, qualcosa di “oltre” come lei: la trasformazione senza morire realmente.

Nel corso della vita ci capita di dover lasciare qualcosa per trovarne una nuova e piu’importante.

Quando Giona entra nella balena, entra in contatto con il mondo puro degli istinti del mondo animale e quindi col mondo del Divino: puro di per se.

Sopravvivere dentro di lei 3 giorni e 3 notti vuol dire essere gia’ oltre alle aspettative, ecco perche’ essa infonde sacralita’.

 

 

 

"I sei ciechi e l'elefante" (antica fiaba araba), un inizio per poter riflettere su:

... per riflettere sul fatto che ogni animale ci offre degnamente ogni parte di se. Ogni parte del corpo di un animale, se tastata da uno scrittore cieco ne stimola un racconto che un'altra parte del corpo, con altre fantastiche e uniche peculiarita' non riuscirebbe a fare e percio' farebbe in modo completamente diverso e altrettanto magico. Solo in tal senso ha senso il "sacrificio animale". Ogni parte animale e' una parte originale nell'ispirare una novita' creativa. Solo cosi' va interpretato il detto biblico secondo il quale l'uomo comandera' sugli animali e potra' disporre della loro vita.

Animali esistenti per ispirare all'uomo l'insistente e il fantastico: l'animale ibrido, quello che ancora di piu' e' scintilla creativa di nuove storie. Parti del corpo complesse assemblate in modo stravagante dalla mente di un'umanita fantasiosa e bisognosa di mistero e di Divino.

Il raccontare e' percio' rendere grazie a quanto l'animale ci ha offerto con le stravaganti trovate che la Natura gli ha imposto attraverso i lunghi tempi dell'evoluzione.

 

 

 

 

 

 

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