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Le fiabe innescano nuove visioni e percio’ nuove esperienze interiori. Dato che per poter cambiare uno schema emotivo negativo dobbiamo poter fare l'abitudine, (acquisendo abilita') a nuovi eventi buoni e favorevoli; le fiabe ci permettono di reiterare interiormente lo snodo logico dell’esperenza positiva e la reale convinzione che essa possa esistere.

Ogni copione pertanto puo’ essere modificato visto che l’emozione e’ una reazione ad una esperienza che, con la fiaba, pur se non vera nella realta', e' reale interiormente.

 

 

 

 

 

 

Articolo per JUBEL EDITORE - giugno 2004

Stranamente: http://www.jubaleditore.net/

La Fiabologia® (*) è un metodo che permette a chi lo pratica di agire nella verità, superando dolcemente le barriere della mente, grazie al potere simbolico della fiaba.
Ce ne parla la Fiabologa (*) Giovanna Cantoni.
La fiaba è un mondo meraviglioso che accoglie tutti quanti, perché ognuno può identificarsi con gli eroi, con i protagonisti, con coloro che alla fine vincono sempre!
In tal modo, muoviamo l'interiorità verso il superamento dei nostri limiti.
Con la fiaba, contattiamo gli archetipi dentro di noi, cioè i punti di riferimento, i baluardi, grazie ai quali non è necessario spiegare cos'è un Principe, perché tutti sappiamo cos'è.
Tutti i simboli comunicano su due piani contemporaneamente: quello della coscienza, che deve comprendere con la sua parte razionale, e quello, più profondo, dell'inconscio, che lo rielaborerà al di la dei limiti della mente, nell'ambito di un sapere antichissimo e comune a tutta l'umanità.
In
Fiabologia® (*) i simboli vengono usati come forme antiche per agire sul futuro: l'immaginario è pronto per essere visto, decodificato e, grazie alla scrittura delle fiabe, modificato… modificando a sua volta le radici del nostro futuro, dato che l'IMMAGINARIO PRECEDE SEMPRE L'AZIONE.
Solo ciò a cui l'uomo ha dato un nome esiste veramente. La scrittura della fiaba permette di dare i nomi alle energie che popolano l'inconscio: piante, animali, il bosco, la casetta nel bosco, la fata, la strega, il principe e la principessa, il Re e la Regina… e la loro esistenza prende vita proprio attraverso le azioni che facciamo compiere loro nello svolgimento della storia, “nel farli andare verso” per farli “andare oltre”, modificando così la situazione originale e le condizioni psichiche iniziali.
Ecco perché, usando la fiaba, implicitamente attiviamo la sua stessa essenza terapeutica. Nel muovere i personaggi devo essere coinvolto e ogni coinvolgimento, anche minimo, è vitale e perciò pieno di passione per colui/colei che scrive. Potrei anche non amare molto la mia vita e la mia persona, ma di sicuro se scrivo la storia di una Principessa, tutta la mia passione vitale ne sarà coinvolta. Sarà l'immedesimarmi in lei e l'amare il suo destino che implicitamente mi farà amare una parte del mio destino, me stessa e la mia vita.
Questo lavoro terapeutico è quindi unico nel suo genere, poiché non si limita al tradizionale lavoro su una fiaba conosciuta e quindi scritta da altri, ma consiste, fra le varie metodologie, anche nello scrivere personalmente e spontaneamente una fiaba libera… Sarà poi compito del fiabologo
® (*) dare i nuovi titoli atti a stimolare la continuazione della storia su nuovi percorsi energetici, evolutivi e guaritivi per la persona stessa.
Oltre alla situazione delle nostre energie interiori, dalla scrittura della fiaba possono emergere spontaneamente vari stimoli atti a farci evolvere, come il caso di un uomo il cui scritto evidenziava la sua necessità di trovare il “paradiso in terra”. Nella sua fiaba emerse dall'inconscio il consiglio di ascoltare ogni giorno canti gregoriani e praticare il silenzio.
Concludendo, con l'uso della fiaba possiamo permetterci di abbassare le difese, lasciando agire le parti profonde di noi senza dover usare le argomentazioni della mente, che per esistere deve difendersi e trovare motivazioni logiche a tutto. L'identificazione con i personaggi del racconto ci permette di essere noi stessi, senza sentirci in colpa per come siamo fatti.
Solo la fiaba, infatti, permette al bambino di “uccidere” metaforicamente la “mamma cattiva” (sotto le mentite spoglie di una matrigna o di una strega), senza essere minimamente sfiorato dal dubbio di essere lui stesso ad odiare la mamma in quel momento. Anzi, essendone addirittura giustificato dalle pieghe stesse del racconto. Un bimbo non potrebbe minimamente permettersi di odiare, anche solo per un attimo, la mamma… suo unico bene infinito e fonte di sostentamento: non reggerebbe al senso di colpa e impazzirebbe.
Dunque, con la fiaba possiamo agire nella verità senza alcun disturbo e trauma.

 

 

 

 

Articolo per Dr. Cancemi - sito  - gennaio 2005

Oltre ad un susseguirsi di fatti fantastici, la fiaba e’ anche un cammino interiore percorso senza muoversi:  fare grandi cose stando fermi nella propria stanza.

E’ un tornare a casa, un ritorno alle origini, alle radici, un cambiamento dolce, dunque un cammino interiore senza stanchezza.  Volare dentro ad ogni cosa, volare nell’acqua e nuotare tra le nuvole.

Cio’ che sembra non servire e’ utile comunque. Niente e’ nulla: anche un’apparente nullita’ come un sassolino, nelle fiabe puo’ essere un amuleto magico, un mistero… 

Una briciola puo’ contenere un paesaggio fatato, un intero universo…  E non e’ cosi’ anche nella realta’? Il microcosmo con le sue particelle, non e’ forse lo specchio del macrocosmo..., dell’Universo intero, che nella fiaba si anima? La nostra fantasia in fondo non puo’ che contemplare cio’ che gia’ conosce, compresa quella parte di realta’ che spesso si cela ai nostri occhi.

La fiaba potrebbe essere definita anche come una sequenza di simboli che comunicano su due piani contemporaneamente: quello della coscienza, che deve comprendere utilizzando la sua parte razionale, e quello piu’ profondo dell’inconscio che lo rielaborera’ al di la dei limiti della mente e nell’ambito di un sapere antichissimo e comune a tutta quanta l’umanita’.

Con la scrittura della fiaba attiviamo principalmente la parte destra del cervello e automaticamente ci proiettiamo  in una dimensione di rilassamento e creativita', ricreando la medesima condizione che si ha, per es. durante la meditazione, la recita di mantra... o piu' semplicemente mentre cuciniamo, dipingiamo etc…. Condizione questa, di grande ricettivita’ al cambiamento.  Ecco perche' gia’ solo per questo fatto la fiaba e' terapeutica!

Inoltre, appena iniziamo a scriverla, mettiamo in moto diverse energie dentro di noi, secondo il principio che le nostre caratteristiche interiori sono riassunte in ogni simbolo contemplato dal racconto.

Dato che ogni simbolo possiede una forma ed una sostanza con piena capacita' di interazione, acquisisce automaticamente il potere di movimento,  vitalita' e azione con e verso la struttura circostante dell'universo immaginativo. Quest’ultimo e'  un luogo rappresentativo, un piccolo frammento spazio/temporale della nostra psiche, che prende vita nell'ambito del dispiegarsi degli avvenimenti fiabeschi.

Come apparira’ chiaro, in questo lavoro il simbolo crea un punto di riferimento importante, grazie al quale l'immagine che la fiaba fornira’ nel suo insieme costituira’ una struttura di riferimento, che dara’ la misura esatta della correzione da apportare nell'immaginario profondo della persona.

Conseguentemente questo tipo di intervento agisce proprio sugli aspetti che in noi si discostano dall’oggettivita’ del simbolo, dalle piu' elevate qualita’ che esso rappresenta:  infatti con la fiaba contattiamo gli archetipi, cioe’ i punti di riferimento, i baluardi, i modelli originali di cui il mondo materiale e' una conseguente copia.

Fondamentalmente la Fiabologia® (*) sfrutta la caratteristica secondo la quale la psiche umana ha un suo istinto di guarigione che si manifesta al massimo del suo potenziale, proprio in uno spazio rappresentativo e specifico come il racconto fantastico, appunto.

Hillman (1984) diceva che “i pazienti in psicoterapia vivono le loro esperienze all'interno di una determinata chiave narrativa, di un certo genere letterario”.

Nella fiaba questo spazio inizia a vivere gia' dal  "C'era una volta tanto tanto tempo fa.....”

Inizio magico che proietta la persona automaticamente nel regno della profondita' della psiche, nello spazio idealmente perfetto, grazie al quale tutto il simbolismo, salito dall'inconscio, puo' vivere come nei sogni, liberamente e senza l'intromissione della mente razionale, che invece interagira' solo in un secondo tempo, tirando le fila e i nessi logici del materiale emerso.

Una rappresentazione simbolica come la fiaba rende pertanto la nostra mente testimone delle tematiche inconsce e dei processi profondi di trasformazione. In tal modo la nostra razionalita,' pur comprendendo, permane in uno stato di sano distacco.  Essa non puo' che prendere atto di quanto avviene e interagire con i medesimi strumenti, cioe' i simboli, limitando a se stessa l'espletamento della sua unica funzione: comprendere e dedurre in modo logico, SENZA le sovrastrutture interpretative e teoriche, che la parte sinistra del cervello tenta sempre di anteporre alla destra.

La qualita’ “dell’essere testimone” si espleta anche grazie all’automatica identificazione col protagonista, che mette la persona nelle condizioni di sapere (anche se inizialmente solo a livello inconscio) che il successo puo’ essere prima o poi raggiunto, cosi’ come lo ha raggiunto il suo eroe del racconto.

Il lavoro terapeutico e' supportato proprio dalla magia della fiaba, che conduce per mano colui che la scrive (o che la ascolta), proiettandolo  nel regno del fantastico, del tutto possibile, dove tutto e' realizzabile.

Nella fiaba infatti ogni cosa puo' cambiare rapidamente... al semplice tocco di una bacchetta magica, o al rintocco di un orologio. In altre parole, cio' che nella realta' sarebbe percepito come un "miracolo quasi impossibile", nella scrittura delle storie fantastiche diventa automaticamente plausibile, contemplato, e quindi preso in considerazione nel profondo di noi stessi, gia' da quel medesimo istante.

Ogni simbolo ha carattere evocativo, cosi' come qualsiasi insieme di azioni costituenti un racconto. L'evocazione e' una grande capacita' creativa e terapeutica della mente; essa si fonda principalmente sull'aver lanciato un impulso, come ad es. un sassolino che per conseguenza fara' tanti cerchi nell'acqua.

Ogni cosa, elemento, entita' hanno carattere evocativo, in quanto la mente DEVE poter completare l’input iniziale:  se pianto un seme... ne colgo gia' l'immagine della futura pianta nella sua totalita' e bellezza.

Come diceva R. Campbell (1990), "la metafora è un'immagine che suggerisce qualcos'altro".

Aggiungo per esperienza, che il mare di simboli e di azioni metaforiche nel profondo della persona costituiscono gia' un andare "oltre" e pertanto questo lo sara' anche successivamente nella realta’ della vita, come conseguenza fisiologica. 

Ecco perche' i simboli e la fantasia con tutte le loro possibili combinazioni di ambienti, personaggi e azioni, sono praticamente infiniti, cosi’ come infinito e’ il loro potenziale guaritivo.

Concludendo, il percorso terapeutico con l'uso della fiaba si puo' distinguere fondamentalmente in due filoni: la scrittura di una fiaba personale e/o l'utilizzo di fiabe gia' esistenti.

In entrambi i casi e' opportuno proseguire dando un nuovo titolo, creando in tal modo una sorta di "nuovo recipiente da riempire" e completare, un nuovo contesto entro il quale avanzare.... proprio grazie al carattere evocativo del titolo stesso.

Col procedere della scrittura si corregge automaticamente il contenuto del racconto, in quanto un nuovo titolo costituisce sempre un nuovo stimolo, un rinnovato impulso a farci spostare "dall'apparente unica possibilita' ", al considerare delle nuove alternative. Queste ultime possono rimanere circoscritte in principio alla sfera dell’immaginario, ma successivamente, grazie alla potenzialita' del cervello di comprende per metafora, verranno percepite come esperienze vivibili concretamente ed in grado di varcare i confini dei propri limiti, sublimando il concetto secondo il quale  il  fantastico e' gia' oltre qualsiasi confine !

 

 

 

 

Articolo per sito Beltade / Onda del Benessere - ottobre 2005

E’ un luogo tutto da scoprire, una nuova terra da esplorare. Dopo averla perlustrata e conosciuta non si può più essere quelli di prima.
E’ come un sogno che si cala nel momento presente, esprimendo ciò che avviene nella nostra mente, colmandone i vuoti e armonizzando la tendenza della psiche alla discontinuità dei pensieri, ossia l’attitudine al “chiacchiericcio” mentale, causati dai vissuti personali.
Leggere o ascoltare una fiaba offre la possibilità di appianare proprio questa frammentarietà e discontinuità . Come togliersi delle schegge di ghiaccio dal cuore per poter vivere il flusso vitale della vita, nella scia dell’amore incondizionato che definisce ogni esistenza.
Visitare le fiabe vuol dire perciò intrattenersi con la profondità del nostro essere e della nostra esistenza, senza temere di esserne risucchiati o di perire… in quanto qualsiasi azione non viene compiuta da noi in prima persona, ma dai personaggi della storia.

La fantasia e’ un mare infinito che spazia in lungo e in largo. Ci fa assaporare l’interminabile e l’inesauribile, ma rischia, d’altro canto, di buttarci letteralmente in una visione illusoria della realtà col rischio di alimentare di troppe aspettative i nostri obiettivi e desideri.
Uno dei più grandi patrimoni interiori degli esseri umani e’ l’immaginario.
L’immaginario unito ad un lavoro di ascolto/consapevolezza, ma soprattutto di scrittura creativa (un tipo di scrittura che non segue per forza il senso dei pensieri razionali, ma si sviluppa come un flusso spontaneo e libero di parole e frasi, anche apparentemente senza senso), che la persona fa in una sessione di
Fiabologa (*), crea una solida base per il cambiamento profondo, in quanto ne costituisce il "campo da arare".
Essendo questo campo circoscritto da confini definiti (ogni campo ha un perimetro), la stessa infinitezza della fantasia ne viene contenuta, strutturata e perciò valorizzata. Come un campo fertile pieno di piante, fiori e frutta.

Con la scrittura libera della fiaba, emerge ciò che in quel momento e’ urgente per noi ed e’ pronto per essere osservato, accolto ed elaborato.
Il fantasticare perciò e’ fonte di informazioni e significati racchiusi, che una volta elaborati nella sessione di
Fiabologia® (*) diventano decifrabili per la comprensione della ragione umana.
Perciò dal momento in cui iniziamo a scrivere una fiaba, la fantasia non costituisce piu’ un mondo nel quale rifugiarsi per sopportare meglio la realtà, bensì un mondo da usare per arricchire la realtà medesima, grazie all’ispirazione e all’intuizione che mano a mano scaturiscono dal racconto e dall’analisi dello stesso.
In poche parole, diamo un’attenzione specifica e una finalità al nostro immaginario, ossia ne incanaliamo e circoscriviamo l’estro e la fantasia all’interno dell’area d’azione del nostro stesso obiettivo dichiarato in sessione, cosicché implicitamente, riconosciamo al mondo del fantastico un’importanza che, grazie alle fiabe, ci ritornerà come sempre nuova ricchezza acquisita.
Con l’ausilio dei racconti fantastici, possiamo discendere sempre più giù nei luoghi dell’interiorità che la mente cosciente non potrà mai esplorare, se non con il tramite fornito proprio dall’inconscio, preziosa fonte interiore, che sulla base di una nostra precisa richiesta e bisogno, ci risponde prontamente, pur se in forma simbolica. Cioè non direttamente, ma sottoforma di rappresentazioni, un po’ misteriose, che alludono a molto di più di ciò che sembra essere… e che pertanto contribuiscono ad ampliare l’area d’azione terapeutica.
Come dire che "tutto ciò che dai ti ritorna": i semini del fantastico, piantati in un campo ben definito, circoscritto e "accogliente", come quello dell’ ambito terapeutico, fanno nascere e crescere nuovo nutrimento "di ritorno" verso la persona stessa.

Più usi il regno della fantasia, più esso si rivitalizza, permettendo al nostro inconscio di parlare e perché no, anche di gioire.
Per inconscio non intendo solo una parte totalmente oscura alla coscienza, bensì un mare ancora (per ora) sconosciuto, di infinite possibilità. Quella parte di noi che sa tutto in assoluto, che conosce ciò che e’ bene per noi e ciò che siamo pronti a recepire e ad affrontare tramite la nostra parte cosciente.
Quest’ultima non ha una visione globale; pertanto affrontare i problemi a questo livello puo’ essere il piu’ delle volte solo un’azione difensiva e perciò limitata.
Al contrario, affrontare i problemi tirando in causa direttamente l’inconscio, costituisce un’azione diretta e saggia, in quanto si va dritti verso il nocciolo della questione.
Ecco perché il lavoro con le fiabe e’ anche un’attività decisamente SPIRITUALE !
Perché ci consente di contemplare e consultare il cosmo di infinite possibilità interiori. Il nostro universo infinito, la Risorsa Divina che sostiene le nostre radici vitali, qui sulla Terra. E lo fa attraverso il racconto: un fiume di parole che definisce cose e azioni fino al "e vissero felici e contenti” e che sancisce il superamento di tutte le avversità.
Con la scrittura libera e creativa di una fiaba, vediamo uscire dalla penna le parole che in quel momento rappresentano la nostra più profonda interiorità.
"Noi siamo le nostre parole": l’uomo ha il potere perché ha la parola.
La parola ci offre il potere di definire le cose terrene, area d’azione della fisicità umana, però non può spiegare totalmente l’esperienza numinosa (Divina) , ossia non può chiarire completamente le qualità di Dio, le esperienze miracolose, misteriose e magiche della vita, quel che si dice "quando la realtà supera la fantasia". L’uomo non potrebbe spiegarle ad un suo simile se non avesse a disposizione il linguaggio fantastico.

Solo il linguaggio del mondo magico della fantasia ha la licenza e l’efficacia di FAR COMPRENDERE a noi esseri umani (anche se solo a livello inconscio) il sottile senso del magico e del Divino, adempiendo e onorando il bisogno dell’umanità di CONDIVIDERE con i propri simili le esperienze incantate e prodigiose della vita; affinché l’inspiegabile si tramuti in trasparente e conoscibile, per avvicinare sempre più il mistero soprannaturale al rigore dell’umano ragionamento logico.
Cosa è un simbolo?
Con i simboli e il linguaggio fantastico, in un certo senso, ci permettiamo di giocare con le parti sconosciute di noi e ciò implicitamente vuol dire dichiararsi già disponibili ad un profondo ascolto interiore, ad uno sguardo aperto e amorevole verso noi stessi e verso il nostro prezioso inconscio.
In pratica ogni cosa esistente sulla Terra (vivente o no), in quanto tale e’ un catalizzatore di significati molto più ampi rispetto a ciò che sembra.
Ogni cosa, animale, pianta, fiore, frutto, etc… già per il fatto di esistere, si esprime in tutte le sue massime possibilità di colori, forme, odori, suoni, sensazioni, azioni etc., che però noi esseri umani riusciamo a cogliere solo superficialmente.
Infatti un simbolo e’ come un’ incarnazioni in sintesi di un concetto molto più ampio che l’inconscio individua immediatamente, mentre la coscienza necessita di un’elaborazione approfondita per comprenderlo.
Quando emerge un simbolo dagli angoli più remoti della psiche e’ come aver pescato il pesciolino d’oro dell’omonima fiaba: un contatto magico con un elemento vivificante che ci apre una porta sulle possibilità di realizzazione dei veri desideri del cuore e la loro possibilità di manifestazione nella quotidianità: "chiedi e ti sarà dato", appunto.

Oltre alla creazione di fiabe personali attraverso una scrittura libera, creativa e di scoperta, un altro aspetto della
Fiabologia® (*) e’ il lavoro capillare e mirato sulle fiabe classiche.
...Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Il Gatto con gli stivali, etc. etc… non a caso sono diventate famose… ed eterne. Esse trattano temi comuni all’umanità intera e alle sue diverse culture. Ciò vuol dire che possiamo lavorare su un nostro tema personale, attingendo ad una fonte antica di possibili risposte.
I meccanismi che si innescano col materiale fiabesco sono già validati dai nostri antenati, che hanno trasmesso le storie ai posteri, proprio perché ne avevano percepito, quasi senza rendersene veramente conto, il grande valore trasformativo. E’ come se cogliessimo un frutto dai luoghi lontani della fantasia per nutrircene.
Durante la sessione questi "frutti", vengono sezionati nel loro potenziale simbolico ed energetico e ne viene valutato ogni aspetto e significato, affinché colmino la psiche di infinita ispirazione. Insomma, i simboli, le azioni e tutti gli elementi contenuti nelle fiabe (sia scritte da noi, sia quelle classiche) ci forniscono sempre nuovi spunti su cui lavorare e sostengono il fiabologo
® (*) nell’ impostare l’evoluzione di una intervento efficace.
Infatti i simboli lavorano trasversalmente e contemporaneamente attraverso tutti i piani della psiche della persona. Essi costituiscono l’espressione comune, il filo conduttore nell’inconscio di tutti gli esseri umani. Non per niente i simboli sono alla base del linguaggio metaforico, tramite il quale il cervello pensa, agisce, conclude e risolve per similitudine.

Essi contengono pertanto un potenziale universalmente riconosciuto, globalmente compreso e perciò potente. La metafora favorisce un dialogo interiore che esula dal mentale perciò, quando comprendo la logica di una sequenza di azioni simboliche, soddisfo implicitamente anche la sequenza logica dei pensieri razionali. In tal modo risolvo il problema sia a livello intrapsichico profondo, sia nel complesso di tutte le sue aree d’azione, evitando la frammentazione intellettuale, a cui purtroppo tende incessantemente la mente umana: il cosiddetto “raccontarsela su”, quella tendenza della mente a cercare un forzato concatenamento logico tra i pensieri, solo per amor di coerenza a tutti i costi e non di reale comprensione profonda.
Come avrete percepito, qualsiasi vicenda fiabesca può rappresentare in un certo senso, sia un’intera vita, sia i cicli degli stati d’animo che si alternano nella vita di tutti i giorni. I cosiddetti "alti e bassi", dove nella zona "alta" c’e’ la nostra risposta emotiva positiva ad una bella notizia, ad una giornata di sole, ad una scoperta, all’armonia che percepiamo in quel particolare momento.
Nell’area "bassa" invece regna l’istante dello sconforto, del panico, dello smarrimento etc.
Nelle fiabe l’affrontare il bosco, la foresta o il deserto, e’ il momento del perdersi, perché questi sono i luoghi dell’inaccessibile, rispetto alle aspettative coscienti dove regna il "come dovrebbero andare le cose secondo noi". Questi sono luoghi dove, senza un motivo apparente, ci troviamo di colpo e ci smarriamo, perdiamo le nostre certezze e vediamo sgretolarsi le illusioni, come spesso ci succede quando ci assale un’ improvvisa e apparentemente inspiegabile tristezza.

Ma se nella vita questi momenti sono definiti da termini come "depressione", tristezza, apatia, abbattimento, disperazione, etc., nelle fiabe essi assumono la connotazione del non trovare più l’uscita dal luogo buio, oscuro e misterioso. Luogo dentro il quale però, segue anche un automatico ritrovamento: perché nel buio e nell’incognita della foresta giunge sempre una prova, cioè uno stimolo, o un personaggio strano, un’ animale, ossia un’opportunità di una nuova relazione con una parte di noi, per forza di cose su un piano diverso: l’opportunità di scoprire e cogliere i suggerimenti di un inedito e ritrovato alleato interiore.
Grazie alle fiabe e ai simboli, i momenti "no" possono parlarci attraverso le piccole o grandi presenze che emergono dal fitto buio della foresta e vanno incontro (o contro) all’eroe, a noi stessi, che le dobbiamo affrontare. Dove affrontare non e’ combattere, ma semplicemente "ascoltare". E dove eventualmente combattere, vuol dire guardare in faccia ad una nostra grande paura per poterne smorzare i toni.
Nell’apparente vagare nella foresta (e se vogliamo uscirne) impariamo, volenti o nolenti, ad ascoltare cosa ha da dirci quella particolare energia dentro di noi, rimasta fino a quel momento relegata e in attesa di incontrarci. In tal modo essa può dare forza al nostro eroe interno, al suo potere…al nostro potere.
Dopo questo contatto, dopo queste scoperte, nella vita di tutti i giorni sarà sufficiente applicare anche solo un piccolo suggerimento, di quel personaggio, cosa o animale parlante… Mettendolo in pratica, già implicitamente lo ascoltiamo e lui di conseguenza si può acquietare: così che nel fitto della foresta incomincia a penetrare la luce del sole.

Il nostro stato d’animo cambia, si rasserena e perché no, potrebbe anche rallegrarsi.

 

 

 

 

Articolo per Sig.ra Marzaro - sito  - gennaio 2007

Le fiabe narrano ed esprimono cio’ che avviene nella nostra mente, colmandone i vuoti e armonizzando la tendenza della psiche alla discontinuita’ dei pensieri: l’attitudine al “chiacchiericcio” mentale, causato dai vissuti personali.

L'immaginario unito ad un lavoro di ascolto/consapevolezza, ma soprattutto di scrittura creativa che la persona fa in una sessione di Fiabologia® (*) (quel tipo di scrittura, per intenderci, che non segue per forza il senso dei pensieri razionali, ma si sviluppa come un flusso libero e spontaneo di parole e frasi anche apparentemente senza senso), crea una solida base per un cambiamento profondo e importante.

Con la scrittura libera della fiaba emerge cio’ che in quel momento e’ urgente per noi ed e’ pronto per essere osservato, accolto ed elaborato.

L’immaginario percio’, e’ come un "campo da arare", circoscritto da confini ben definiti (ogni campo ha un perimetro), dove la stessa infinitezza della fantasia ne viene contenuta, strutturata e percio’ valorizzata… come avviene per ogni terreno fertile, pronto a riempirsi di rigogliose piante, fiori e frutta.

Le fiabe sono immerse nel magico e nel fantastico.

La fantasia pero’ e' anche un mare infinito che spazia in lungo e in largo. Ci fa assaporare l'interminabile e l'inesauribile, ma rischia d'altro canto, di “buttarci” in una visione illusoria della realta', col rischio di alimentare di troppe aspettative i nostri obiettivi e desideri.

Invece, dal momento in cui iniziamo a scrivere una fiaba, la fantasia non costituisce piu’ un mondo nel quale rifugiarsi per sopportare meglio la realta’, bensi’ un mondo “da usare” per arricchire la realta’ medesima, grazie all’ispirazione e all’intuizione che mano a mano scaturiscono dal racconto e dall’analisi dello stesso.

In poche parole, diamo un'attenzione specifica e una finalita' al nostro immaginario, incanalando e circoscrivendo l’estro e la fantasia all’interno dell’area d’azione del nostro stesso obiettivo, dichiarato durante la sessione.

Il fantasticare percio’ diventa fonte di informazioni e significati racchiusi, che una volta elaborati nella sessione di Fiabologia® (*) diventano decifrabili per la comprensione della ragione umana.

I semini del fantastico, piantati in un campo ben definito, circoscritto e "accogliente", come quello dell'ambito terapeutico, fanno nascere e crescere nuovo nutrimento "di ritorno" verso la persona stessa.

Oltre alla creazione di fiabe personali attraverso una scrittura libera, creativa e di scoperta, un altro aspetto della Fiabologia® (*) e' il lavoro minuzioso e mirato sulle fiabe classiche:  ...Biancaneve, Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Il Gatto con gli stivali, etc…

Non a caso sono diventate famose!  Esse trattano temi comuni all'umanita' intera e alle sue svariate culture. Cio' vuol dire che possiamo lavorare su un nostro tema personale, attingendo ad una fonte antica e molteplice nelle sue possibili risposte.

I meccanismi che si innescano grazie al materiale fiabesco sono “gia' validati dai nostri antenati” attraverso l’atto di trasmissione delle storie fantastiche ai posteri.

Percio’ e' come se cogliessimo un frutto dai luoghi lontani della fantasia per nutrircene ora.

Con l’ausilio dei racconti fantastici possiamo discendere sempre piu’ giu’ nei luoghi dell’interiorita’ che la mente cosciente non potra’ mai esplorare, se non con il tramite fornito proprio dall’inconscio, preziosa fonte interiore che, sulla base di una nostra precisa richiesta e bisogno, ci risponde prontamente, pur se in forma simbolica.

Ovvero non direttamente, ma sotto forma di rappresentazioni, un po’ misteriose, che alludono a molto di piu’ di cio’ che sembra essere e che, pertanto, contribuiscono ad ampliare l’area d’azione terapeutica.

Per inconscio non intendo solo una parte totalmente oscura alla coscienza, bensi un mare ancora (per ora) sconosciuto, di infinite possibilita'.

Quella parte di noi che sa tutto e che conosce cio' che e' bene per noi e cio' che siamo pronti a recepire e ad affrontare, tramite la nostra parte cosciente.

Con la scrittura libera e creativa di una fiaba vediamo uscire dalla penna le parole che in quel momento rappresentano la nostra piu’ profonda interiorita’.

Non solo: la fiaba puo' spiegare l'esperienza “numinosa”, ossia puo' farci percepire le qualita' del Divino, le esperienze miracolose, misteriose e magiche della vita. Quelle situazioni per le quali viene spontaneo dire "che la realta' supera la fantasia".

L'uomo non potrebbe spiegarle ad un suo simile se non avesse a disposizione il linguaggio fantastico.

Con i simboli e il linguaggio dell’immaginario ci permettiamo di giocare con le parti sconosciute di noi. Implicitamente questo vuol dire dichiararsi gia' disponibili ad un profondo ascolto interiore e ad uno sguardo aperto e amorevole verso noi stessi.

Quando emerge un simbolo dagli angoli piu’ remoti della psiche e’ come aver pescato il pesciolino d'oro dell'omonima fiaba: un contatto magico con un elemento vivificante che ci apre una porta sulle possibilita' di realizzazione dei veri desideri del cuore e la loro opportuna manifestazione nella quotidianita’: "chiedi e ti sara' dato", appunto.

I simboli lavorano trasversalmente e contemporaneamente attraverso tutti i piani della psiche della persona. Costituiscono un’espressione comune, un filo conduttore per tutti gli esseri umani. Non per niente essi sono alla base del linguaggio metaforico, tramite il quale, il cervello pensa, agisce, conclude e risolve per similitudine.

Essi contengono un potenziale universalmente riconosciuto, globalmente compreso e percio' potente. Conseguentemente rendono altamente efficace tutto il lavoro con le fiabe.

 

 

 

 

 

 

 

(*) Fiabologia ® e' a sostituzione del precedente ed errato termine "fiaba-terapia" che compare negli articoli originali, in quanto pubblicati precedentemente alla creazione del marchio registrato e che potrebbero comparire ancora nei siti di prima pubblicazione.

 

 

 

 

 

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